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Re: Da m4/3 a Sony Fe

27 giugno 2018, 10:20

xilef ha scritto:La questione Foveon per me è spinosa. Quando vedo foto fatte da altre persone, lo trovo sorprendente, ma avendolo posseduto ho fatto fatica a tirare fuori buone cose. Ho avuto la sd15, la dp1x e la dp2x. Tra queste, nonostante alcune difficoltà operative quella che riprenderei è solo la dp2x di cui conservo un bel ricordo e più che altro belle foto. Comunque oltre a non essere un sistema adatto a tutte le occasioni, probabilmente non è un sistema adatto a tutte le persone.


Credo che con il Foveon occorra, oltre ad una buona dose di tenacia che sconfina nel masochismo, riuscire a capire quando può consentire risultati eccezionali e quando no. Alla fine io tendo ad adoperarlo sempre di più per qualsiasi situazione, adeguando il mio modo di vedere ai suoi limiti.

Mi spiego meglio.

A Varsavia sono andato a visitare il Museo dell'Olocausto con mia moglie. Il museo era volutamente buio con piccole aree illuminate per enfatizzare il senso di angoscia. Molto bello ma, come sono entrato, ho capito che non potevo fotografare con facilità con la Sigma dp0 Quattro che avevo con me: la sensibilità necessaria variava tra 800 e 3200 ISO, davvero troppi per il Foveon (volendo la qualità, ma se non volessi la massima qualità perché dovrei adoperarlo?). Mentre mia moglie scattava con disinvoltura foto a colori con la vecchia NEX-5 grazie all'ottica F/2.8 ed alla stabilizzazione, io ho impostato la dp0 in modalità Monochrome facendo virtù del rumore (accettabilissimo in BN), del contrasto più elevato e facendo i salti mortali per non muovere anche con tempi di scatto molto lenti. Il risultato alla fine è stato più che soddisfacente, ma - appunto - mi sono adeguato alle sue possibilità.

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Re: Da m4/3 a Sony Fe

27 giugno 2018, 16:42

xilef ha scritto:La questione Foveon per me è spinosa. Quando vedo foto fatte da altre persone, lo trovo sorprendente, ma avendolo posseduto ho fatto fatica a tirare fuori buone cose. Ho avuto la sd15, la dp1x e la dp2x. Tra queste, nonostante alcune difficoltà operative quella che riprenderei è solo la dp2x di cui conservo un bel ricordo e più che altro belle foto. Comunque oltre a non essere un sistema adatto a tutte le occasioni, probabilmente non è un sistema adatto a tutte le persone.

Hai ragione! Ho evidenziato i punti chiave, ma non basta conoscere la causa di un problema: affinché tale conoscenza sia di qualche utilità occorre anche capirne il "perché". Vediamo se riesco a chiarirlo.

Se mi trovo di fronte un ruscello troppo largo per essere saltato, posso pensare di attraversarlo anche se non ho mai fatto prima nulla del genere, ritenendo l'operazione alla mia portata; e nel cimentarmi in questo semplice "guado" imparerà e farò esperienza... pagandone il prezzo!. Per esempio, scoprirò a mie spese che togliersi le scarpe per non bagnarle aumenta di molto il rischio di scivolare sulle pietre sul fondo del ruscello. Ma in questo primo cimento, sicuramente NON farò in tempo ad imparare che attraversare a piedi nudi è comunque molto meno pericoloso che camminare sulle pietre nell'acqua indossando delle scarpe con la suola LISCIA!!!

Con questo esempio voglio semplicemente rilevare che anche le operazioni dall'apparenza molto semplici come quella descritta, posso nascondere insidie inaspettate e dunque necessitano una esperienza specifica; insomma: richiedono un know-how. Fino a qui la cosa potrebbe sembrare talmente ovvia e scontata al punto da suscitare condiscendenza, ma...

... ma i problemi nascono (o per meglio dire: SI MANIFESTANO) solo successivamente, cioè dopo che il "guado" del ruscelletto è andato a buon fine ed abbiamo incamerato la nostra brava esperienza. Infatti adesso vi invito a riflettere su cosa succederebbe nel caso che il nostro protagonista si trovasse di fronte al guado non più di un ruscelletto, ma di un bel torrentello grintoso! Se non avesse già fatto l'esperienza del ruscelletto, probabilmente non gli passerebbe neanche per l'anticamera del cervello l'idea di provare a guadarlo; e anche se nella prima esperienza fosse scivolato e caduto in acqua, non si azzarderebbe neanche a pensarci di tentare la sorte nel torrente. Ma purtroppo per lui quella prima esperienza è andata a buon fine e questo gli induce un falso senso di know-how e di fiducia in sé stesso che lo porta a guardare il torrentello con "confidenza", senza rendersi minimamente conto che quella confidenza proprio non ce l'ha, né poca né punto. La conseguenza di tutto questo è che diventa molto alta la probabilità che il nostro protagonista decida di avventurarsi nel guado di quello che a lui sembra "soltanto un ruscello un po' più grande del primo". Probabilmente, dopo che sarà stato tratto in salvo, mentre è ancora tutto fradicio e spaventato, non potremo fare a meno di domandargli: "Ma come ti è saltato in mente, a te che non sai neppure nuotare?" e lo sentiremo rispondere: "Ma come potevo immaginare che la corrente potesse essere così forte da trascinarmi dove non si tocca?...", al che chiuderemo perentoriamente il discorso con: "Ringrazia Dio che hai battuto la testa ed hai perso i sensi rimanendo a faccia in su, così anche senza saper nuotare hai galleggiato fino a valle dove ti hanno potuto ripescare." La conseguenza ultima più probabile è che, a seguito di tali esperienze, il nostro amico aspirante escursionista abbandoni in toto tali aspirazioni per dedicarsi ad altro, quale potrebbe essere il giardinaggio o magari il turismo organizzato o la raccolta di figurine dei calciatori.

Adesso siamo finalmente arrivati al primo punto della questione: che si tratti di escursionismo "fai da te", o di fotografia "fai da te" o di qualsivoglia altra attività "fai da te", la mancanza di competenza (ossia la mancanza di conoscenza e di esperienza) ci impedisce anche di poter comprendere... cosa ci manca!!! Insomma, è un cane che si morde la coda. In pratica, l'errore di fondo che sta alla base del problema, consiste nel ritenere che il "fai da te" sia prerogativa del principiante, di chi è alle prime armi, di chi ancora non sa e quindi nel mentre che impara è costretto ad arrangiarsi da sé, il "fai da te", appunto. Questo convincimento estremamente diffuso è in realtà una colossale stoltezza. Infatti, la realtà delle cose è esattamente all'opposto, ossia che il "fai da te" richiede il massimo grado possibile di competenza; il "fai da te" NON è l'arte di arrangiarsi, ma è proprio il contrario, cioè semmai è l'arte di trovare una soluzione ottimale - e non arrangiata - ad un problema ricorrendo alla propria conoscenza ed esperienza, ossia alla propria competenza.

Voglio sottolineare che la competenza è data dal connubio tra conoscenza ed esperienza; se manca una delle due non si va da nessuna parte. Certamente l'esperienza deve seguire la conoscenza (non si impara a correre prima che a camminare), ma a parte questo la conoscenza da sola è la più grande fonte di frustrazione, quando si cerca di metterla in pratica senza i riferimenti dati dall'esperienza. A sua volta, l'esperienza senza la guida della conoscenza è sostanzialmente inutile, in quando senza una guida non segue alcuna direzione ma rimane letteralmente allo sbando e dunque non produce frutto, se non per puro caso.

E questo è il secondo punto della questione, ossia al secondo cane che si morde la coda: solo l'esperienza vera (ossia quella supportata dalla conoscenza) può insegnare l'importanza fondamentale e non surrogabile dell'esperienza stessa! Non è un gioco verbale, è la realtà delle cose!

Quanto alla fotografia, essa non fa eccezione e l'esperienza è fondamentale. Purtroppo, certa attrezzatura è provvista di "autista" (o "pilota automatico" se preferite) e questa sofisticazione tecnologica produce in molti l'illusione di saper usare e guidare lo strumento fotografico, mentre in realtà al massimo sanno soltanto dare indicazioni all'autista del mezzo. Ma quando lo strumento per sua natura non consente che possa esserci un "autista" a condurlo al posto nostro, ecco che la nostra incapacità di guidarlo viene al pettine. E spesso - sigh - siamo così profondamente inconsapevoli di questa nostra incapacità, che finiamo per addossare le colpe allo strumento invece che a noi stessi, e in questo modo ci precludiamo definitivamente ogni possibilità di imparare a guidare.

Sarebbe come se, nell'imparare a guidare l'automobile, dessimo la colpa alla frizione quando spegniamo il motore spuntando e andassimo pertanto a cambiare la macchina sperando di trovarne finalmente una "con la frizione non difettosa!". Suona ridicolo?!... Ebbene, lo è! Ma è anche proprio quello che facciamo quando andiamo perennemente alla ricerca del Graal-Corpo-Macchina, nella speranza di trovare quello strumento che finalmente non abbia tutti quei difetti per noi insopportabili e che ci impediscono di produrre quelle ottime immagini delle quali siamo convinti di essere capaci, ma che non riusciamo a realizzare per colpa dell'attrezzatura. Suona ridicolo... è ridicolo... ma è proprio quel che facciamo, chi più, chi meno.

Insomma, per dirla in modo schietto: è ridicolo che cerchiamo di fare la diagnosi dei nostri problemi fotografici e prescriverci perfino la cura, quando in realtà la nostra competenza non è in grado di distinguere un raffreddore da una pestilenza. Eppure è proprio quel che facciamo, chi più, chi meno.

Le immagini riportate da Rino nel post precedente sono un esempio tipico del problema e dell'unica soluzione possibile, che potremmo definire "adattamento consapevole", ma che io preferisco chiamare in altro modo (vedi più sotto).

Quello che ha fatto Rino NON è stata una scelta di compromesso, anche se superficialmente si potrebbe pensare questo. No, quello che ha fatto è consistito innanzitutto nel prendere atto delle condizioni di luce e di ripresa, nonché degli strumenti disponibili; dopo di che ha semplicemente lasciato che la propria espressività attingesse a piene mani alla propria conoscenza ed esperienza, in modo del tutto trasparente ed automatico (seppur consapevole). Inoltre, nel far questo ha messo da parte ogni possibile recriminazione (sull'attrezzatura che aveva o che avrebbe potuto avere con sé, sulle condizioni di luce, di ripresa o quant'altro), perché le recriminazioni uccidono lo spirito e con esso ogni possibile risultato.

In soldoni, quel che ha fatto Rino è semplicemente sana Fotografia, dove "sana" sta per "fatta con serenità ed entusiasmo", mentre "Fotografia" sta per... beh, sta per Fotografia e basta, che io chiamo: "l'arte di fare di necessità virtù!"

Se in noi alberga l'istinto della recriminazione, non riusciremo mai a produrre buona fotografia perché saremo sempre frustrati, in quanto ben raramente avremo con noi l'attrezzatura ottimale (a meno di portarci appresso un tir con rimorchio di materiale fotografico). Permettetemi di dire che quando mi imbatto in qualcuno che recrimina sulla attrezzatura (o che cerca l'attrezzatura ideale, il che è esattamente la stessa cosa), beh, io mi faccio subito l'idea che le sue foto - anche se non le ho mai viste - difficilmente saranno significative, se non per risultato casuale. E lo penso anche se questa persona fotografa da mezzo secolo come me, o fosse anche più. Perché lo penso? Perché chi recrimina sta cercando l'intoppo nel posto sbagliato, ossia nell'attrezzatura invece che in sé stesso, quindi con questa disposizione mentale ha ben poche possibilità di progredire, né nell'immediato né in futuro, finché non cambia questo suo ingannevole modo di vedere le cose.

Per concludere, tornando al discorso dal quale siamo partiti, voglio dirti - per quel che vale la mia opinione - che il tuo modo di vedere le cose è proprio quello corretto. Il Foveon rientra in modo emblematico fra quelle attrezzature fotografiche che hanno tanti e tali peculiarità (ripeto e sottolineo: peculiarità; non parlo di limiti) che senza VERA conoscenza e VERA esperienza fotografica, non se ne viene a capo. Fotografare col Foveon, qualunque versione, è assolutamente frustrante se non lo si affronta come "l'arte di fare di necessità virtù!" Di conseguenza non è alla portata di tutti, anche se fotografi navigati, e ancor meno di chi è agli inizi; a meno che uno non si accontenti di quel che gli viene, ma ciò è una pessima cosa, perché accontentarsi priva di ogni possibilità di miglioramento (a meno che non si intenda la fotografia con la f minuscola, ossia come semplice strumento di documentazione, nel qual caso il Foveon è tecnicamente sovrabbondante e per certi usi è ragionevole accontentarsi; ma a me interessa soltanto la Fotografia con la F maiuscola, ossia la documentazione mediata dal fotografo detta rappresentazione, che è tutta un'altra cosa).

Meglio dunque cambiare che "stagnare" nel Foveon, aspettando che dai consigli di qualcuno "forse" più esperto salti fuori la bacchetta magica che ci permetta di venirne a capo: non esiste nessuna bacchetta magica, se non quella della competenza fotografica che si acquisisce col tempo e la gavetta. Per fortuna col Foveon non ci sono neanche quelle apparenti ed ingannevoli bacchette magiche che esistono invece nel mosaico e che sono soltanto sabbie mobili che inghiottono le velleità della maggior parte dei fotografi nati col digitale (ma il discorso sarebbe lungo).

Non vedo quindi nulla di male nel rinunciare al Foveon, se tale rinuncia è figlia della comprensione che il Foveon non è (ancora) alla nostra portata per carenza (per il momento) di competenza. Anzi, questa decisione semmai è indice di vera saggezza fotografica, così come saggio è chi, fresco di scuola guida, si rende conto che la prima macchina da comprare non può essere una da 600 cavalli. Lasciamo dunque che i soliti beoti girino in Ferrari nel traffico per sgommare al semaforo, contenti loro; noi pensiamo ad imparare prima a guidare, poi a pilotare e, quando saremo in grado, con 600 cavalli ci andremo a girare non su strada come scemi ma in pista!
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Re: Da m4/3 a Sony Fe

27 giugno 2018, 20:13

Grazie per l'esauriente esemplificazione.

Rino nei bei scatti che ha proposto ha sicuramente fatto di necessità virtù!
Mi sembra di cogliere una soddisfazione, sia per il risultato oggettivo che confà ai suoi obiettivi, sia per aver superato il limite tecnico, una sorta di sano orgoglio.
Riconosco il fatto che in una situazione analoga, mi sarebbe mancata, non tanto la tecnica, ma la visione che lui ha avuto.

Tralasciando le foto proposte, faccio una domanda: con il Foveon, è proprio necessario passare per il Raw? Lo chiedo perché a me fa venire l'orticaria, soprattutto se lo strumento è SPP.
Probabilmente ho anche una insana ostinazione ad usare il Jpeg, vorrei fotografare e non pensarci più, cosa che con Olympus/Panasonic è tutto sommato possibile, mi limito tenere impostazioni molto conservative in fase di scatto e ad enfatizzare leggermente su Lr, non penso che sia considerabile una vera PP quel poco che faccio.
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Re: Da m4/3 a Sony Fe

27 giugno 2018, 23:23

xilef ha scritto:con il Foveon, è proprio necessario passare per il Raw? Lo chiedo perché a me fa venire l'orticaria, soprattutto se lo strumento è SPP.

Assolutamente no, non è necessario, ma ovviamente dipende.

Innanzitutto bisogna dire che secondo me, in barba a quel che sostengono tanti "pignoli":
- il Jpeg delle varie Quattro (DP e SD) è eccellente;
- il Jpeg delle Merrill (DP e SD) è inferiore, ma comunque più che buono, quasi ottimo;
- il Jpeg della SD15 è ottimo senza il quasi, cioè migliore delle Merrill e di pochissimo inferiore alle Quattro.

Chiarito questo, sono dell'opinione che col Foveon si può benissimo lavorare anche solo in Jpeg, a condizione di curare molto bene l'esposizione, cercando di mantenerla sempre vicinissima a quella detta "per luce incidente". Se si riesce ad esporre sistematicamente in questo modo si potrebbe anche scattare soltanto in Jpeg. Purtroppo, però, talvolta si sbaglia e in tal caso correggere l'esposizione del Jpeg oltre il mezzo stop (come si può serenamente fare col mosaico) rovina profondamente l'immagine, gettando alle ortiche la favolosa resa cromatica del Foveon.

Morale della favola, ti dico come procedo io: scatto sempre in RAW + Jpeg alla miglior definizione. Nella maggior parte degli scatti lavoro direttamente il Jpeg senza neanche aprire il RAW, ma quando mi accorgo (diciamo uno scatto su dieci) di dover intervenire seriamente sulle luci (in genere sull'esposizione per più di 1/2 di stop), allora ricorro al RAW. In parole povere, uso il RAW soltanto come ancora di salvezza. Ci sono tanti che ritengono che non passare per il RAW sia un delitto, una "lesa maestà del Foveon", ma io dico: contenti loro... Per me sono soltanto fisime e a me fa venire l'orticaria il perdere tempo in fissazioni inutili.

NOTA UNO
Se non si espone sistematicamente per luce incidente ma ci si affida alla valutazione della fotocamera, allora la frequenza con la quale si dovrà ricorrere al RAW sarà maggiore di una su dieci, ma in genere non più di una su quattro/cinque.

NOTA DUE
Vi è anche da dire che nelle immagini che includono una porzione significativa di cielo azzurro è praticamente impossibile che l'esposizione per luce incidente non sacrifichi il cielo, e quindi in questi casi occorre rinunciare ad esporre per luce incidente, per preservare il cielo, e pertanto il ricorso al RAW è quasi sempre preferibile e raccomandabile.

Invece, trovo ridicolo usare il DNG al posto del X3F, solo per evitare SPP. Infatti, si usa il RAW quando si vole accedere al massimo contenuto di informazione possibile, ma il DNG NON è in grado di riportare l'intero contenuto dell'X3F, quindi usare il DNG al posto del X3F è una contraddizione ridicola. Mah, si dice che il mondo è bello perché è vario, ma non trovo alcuna bellezza nell'insensatezza....
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Re: Da m4/3 a Sony Fe

28 giugno 2018, 10:27

C'è poco da aggiungere a quanto detto da Antonello, ma secondo la mia esperienza, una corretta esposizione è ancor più importante con le ultime due generazioni di sensore, Merrill e Quattro, perché con queste la coperta è diventata più corta quando si tratta di recuperare ombre e luci. La dp1x ad esempio, ha una capacità di recupero che mi ha veramente impressionato, abituato com'ero a cercare di non fare "cazzate" con l'esposizione del Merrill.
Trovandomi spesso a fare paesaggio, anche l'esposimentro esterno va usato con "cautela", pena appunto, la bruciatura del cielo. In tal caso l'esperienza aiuta (e il non cambiare continuamente macchina è fondamentale per comprendere il sensore e capire fin dove può arrivare). Talvolta, in situazione di forte contrasto dove ho qualche incertezza sulla corretta esposizione, faccio 3-4 scatti con esposizioni diverse e a casa scelgo la migliore. In casi eccezionali, posso ricorrere ad un HDR manuale.
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Re: Da m4/3 a Sony Fe

28 giugno 2018, 13:29

Rino nei bei scatti che ha proposto ha sicuramente fatto di necessità virtù!
Mi sembra di cogliere una soddisfazione, sia per il risultato oggettivo che confà ai suoi obiettivi, sia per aver superato il limite tecnico, una sorta di sano orgoglio.


In generale mi sento sempre contento e orgoglioso quando riesco a fare qualcosa che non reputo facile e non solo in campo fotografico. Recentemente, visto che sono appassionato di cucina e del buon cibo, ho il problema di superare i limiti tecnici di una dieta abbastanza severa per motivi di salute e mi sento molto felice e orgoglioso quando cucino qualcosa di gustoso che non mi fa intristire e, anzi, anche mia moglie trova buona! :-)

Tralasciando le foto proposte, faccio una domanda: con il Foveon, è proprio necessario passare per il Raw? Lo chiedo perché a me fa venire l'orticaria, soprattutto se lo strumento è SPP.


Per me è una domanda che non ha senso d'esistere perché, se uso il Foveon con tutto ciò che comporta, è perché voglio la massima qualità senza compromessi, quindi non accetto scorciatoie e semplificazioni, come del resto, ai tempi dell'analogico, perdevo tempo in camera oscura per arrivare al mio bianconero Fine Art, ma non è indispensabile (oggi).

Per me le JPG in camera della SD Quattro sono ottime e sfruttabilissime (le sfrutto spesso anch'io, cosa che non mi riusciva con la SD1 Merrill) e se non lo faccio sempre è perché talvolta è obbligatorio correggere delle aberrazioni dell'obiettivo (la JPG in camera non corregge nulla) e, sempre più raramente, le famigerate chiazze verdi che ora si eliminano del tutto (o quasi) in SPP. Ora che ho anche la dp0, ho notato che la JPG in camera è leggermente meno buona di quella della sd Quattro e ci sono tracce di rumore anche a 100 ISO (le JPG della SD Quattro, casomai eccedono in direzione opposta). Comunque, con il Quattro, in particolare con gli ultimi firmware, hai delle JPG ben sfruttabili. Per abitudine io scatto sempre in RAW+JPG a prescindere dai motivi per cui fotografo.

Probabilmente ho anche una insana ostinazione ad usare il Jpeg, vorrei fotografare e non pensarci più, cosa che con Olympus/Panasonic è tutto sommato possibile, mi limito tenere impostazioni molto conservative in fase di scatto e ad enfatizzare leggermente su Lr, non penso che sia considerabile una vera PP quel poco che faccio.


Io non considero la tua una vera postproduzione anche se, di fatto, lo è: ma non lo dico per cavillare sulle parole perché non considero PP neanche i miei ritocchini alle foto coi comandi principali (contrasto, esposizione, alte luci, basse luci, WB ed eventuali piccoli tagli all'inquadratura). E' solo aver cura delle proprie foto, interpretarle, e nulla che non facessi anche in camera oscura. Spesso, come in questa foto scattata con la dp4 Quattro, risolvo tutto in fase di ripresa e non devo fare nulla in postproduzione.

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Re: Da m4/3 a Sony Fe

28 giugno 2018, 13:39

Sardosono ha scritto:Morale della favola, ti dico come procedo io: scatto sempre in RAW + Jpeg alla miglior definizione. Nella maggior parte degli scatti lavoro direttamente il Jpeg senza neanche aprire il RAW, ma quando mi accorgo (diciamo uno scatto su dieci) di dover intervenire seriamente sulle luci (in genere sull'esposizione per più di 1/2 di stop), allora ricorro al RAW. In parole povere, uso il RAW soltanto come ancora di salvezza. Ci sono tanti che ritengono che non passare per il RAW sia un delitto, una "lesa maestà del Foveon", ma io dico: contenti loro... Per me sono soltanto fisime e a me fa venire l'orticaria il perdere tempo in fissazioni inutili.


Sono d'accordo ma con una riserva: le ottime JPG in camera della sd Quattro, hanno sempre un filo di nitidezza di troppo, la maschera di contrasto da 1 px che viene aggiunta intorno agli oggetti per aumentare la sensazione di nitidezza e, sviluppando l'X3F, non c'è e non è necessaria. Io imposto sempre Nitidezza -0,5 già in fase di ripresa, ma il bordino bianco, assolutamente non necessario, sulle JPG c'è sempre e non ho trovato modo di eliminarlo. Tu sì?

Vi è anche da dire che nelle immagini che includono una porzione significativa di cielo azzurro è praticamente impossibile che l'esposizione per luce incidente non sacrifichi il cielo, e quindi in questi casi occorre rinunciare ad esporre per luce incidente, per preservare il cielo, e pertanto il ricorso al RAW è quasi sempre preferibile e raccomandabile.


Concordo.

Invece, trovo ridicolo usare il DNG al posto del X3F, solo per evitare SPP. Infatti, si usa il RAW quando si vole accedere al massimo contenuto di informazione possibile, ma il DNG NON è in grado di riportare l'intero contenuto dell'X3F, quindi usare il DNG al posto del X3F è una contraddizione ridicola. Mah, si dice che il mondo è bello perché è vario, ma non trovo alcuna bellezza nell'insensatezza....


D'accordo al 100% e lo predico da sempre anche contro illustri colleghi che hanno dimostrato il contrario, cioè l'ingannevole maggiore recupero delle alte luci con il DNG. E' ingannevole perché, quando non ci sono più informazioni da leggere, Photoshop scurisce il bianco (non so se hai visto gli esempi che ho pubblicato su Nadir) mentre SPP tira fuori ancora qualche vero dettaglio senza barare! ;-)
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Re: Da m4/3 a Sony Fe

28 giugno 2018, 13:43

Sardosono ha scritto:Quello che ha fatto Rino NON è stata una scelta di compromesso, anche se superficialmente si potrebbe pensare questo. No, quello che ha fatto è consistito innanzitutto nel prendere atto delle condizioni di luce e di ripresa, nonché degli strumenti disponibili; dopo di che ha semplicemente lasciato che la propria espressività attingesse a piene mani alla propria conoscenza ed esperienza, in modo del tutto trasparente ed automatico (seppur consapevole). Inoltre, nel far questo ha messo da parte ogni possibile recriminazione (sull'attrezzatura che aveva o che avrebbe potuto avere con sé, sulle condizioni di luce, di ripresa o quant'altro), perché le recriminazioni uccidono lo spirito e con esso ogni possibile risultato.

In soldoni, quel che ha fatto Rino è semplicemente sana Fotografia, dove "sana" sta per "fatta con serenità ed entusiasmo", mentre "Fotografia" sta per... beh, sta per Fotografia e basta, che io chiamo: "l'arte di fare di necessità virtù!"


Quoto.

Meglio dunque cambiare che "stagnare" nel Foveon, aspettando che dai consigli di qualcuno "forse" più esperto salti fuori la bacchetta magica che ci permetta di venirne a capo: non esiste nessuna bacchetta magica, se non quella della competenza fotografica che si acquisisce col tempo e la gavetta.


Sono esattamente le parole che ho detto ad alcuni iscritti nell'ultimo Incontro Foveon a Pescara. Alcuni sono venuti chiedendomi i trucchi per migliorare le proprie foto con il Foveon e gli ho spiegato che non esistono trucchi tranne il conoscere la fotografia ed il Foveon. ;-)
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Re: Da m4/3 a Sony Fe

28 giugno 2018, 15:08

Ciao Rino. Metto a confronto la tua ultima foto con una foto che ho scattato alle 11.03 questa mattina. Ha come soggetto una foglia, voleva essere solo il test di una lente che ho preso usata da qualche giorno. Mi sembra che sia evidente la differenza nella pasta (evidente nella trama delle foglie) tra la tua bella dp3q e la vecchia GH1 (è come al solito un Jpeg tenuto volutamente piatto, con i parametri tutti sotto le impostazioni predefinite e enfatizzato in PP):
P1100404.jpg
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Re: Da m4/3 a Sony Fe

28 giugno 2018, 15:36

xilef ha scritto:Mi sembra che sia evidente la differenza nella pasta (evidente nella trama delle foglie) tra la tua bella dp3q e la vecchia GH1

E ci mancherebbe che la differenza non fosse eclatante!!!

Ho la GH1 e guai a chi me la tocca, perché produce una delle migliori "paste" che il mosaico sia in grado dio offrire. Ma paragonare la "pasta" di un mosaico a quella del Foveon, per di più nel verde... beh, è quantomeno crudele ed ingiusto!... ;)
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