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Pentax Takumar 135mm f/2.5 SC

11 dicembre 2015, 2:00

Prima di cominciare riporto un estratto dal topic Ottiche vintage adattate alle nostre mirrorless digitali.

Per concludere, sfatiamo un'altra fandonia del web fotografico, quella sui Takumar a baionetta. Sono snobbati in quanto "sarebbero" (secondo i saccentoni del web) una linea di ottiche economiche, che nulla avrebbero a che spartire con la qualità dei Takumar di un tempo. Niente di più distante dal vero. Il marchio Takumar fu rimesso in gioco dalla Pentax per risolvere un problema non semplice: il rovescio della medaglia del SMC (Super Multi Coated).

Qualunque trattamento antiriflesso multistrato, di qualunque produttore, ha un inconveniente: abbassa e non di poco il microcontrasto dell'ottica. In quegli anni, molti fotografi ancora abituati alle lenti con singolo strato (ed io ero fra questi) si lamentavano di questa contropartita, e chiedevano a gran voce ottiche con singolo strato, sostenendo (a mio parere giustamente!) che il multistrato tornava utile solo qualche volta, mentre il microcontrasto lo si vuole praticamente sempre. Infatti, i vari produttori facevano ottiche sia MC (Multi Coated, e stampavano MC sulle lenti, in bella evidenza, spesso anche in rosso), sia SC (Single Coated, ed in genere non stampavano nulla).

Ma la Pentax aveva inserito la dicitura SMC nel proprio marchio delle ottiche (Pentax SMC era per Pentax come Leica per Leitz, o Nikkor per Nikon, Rokkor per Minolta, Zuiko per Olympus, ecc), il che creava un problema non da poco: come si poteva produrre lenti NON MC col marchio Pentax SMC? Sarebbe stata una contraddizione in termini! Ecco allora che risolsero rispolverando il marchio Takumar, col quale furono prodotte lenti IDENTICHE alle Pentax SMC ma con trattamento antiriflesso a singolo strato (ma ovviamente di qualità migliore del singolo strato delle vecchie Takumar di vent'anni prima). E dato che la Pentax sbandierava che il trattamento SMC era costosissimo (e probabilmente era anche vero), non poteva esimersi dal fare pagare le Takumar qualcosa di meno, ma di poco, non oltre il 15%, quindi non certo una linea economica.

Morale. Le Takumar K hanno un microcontrasto apprezzabilmente più elevato delle equivalenti SMC, ed infatti un'altra ottica che mantengo in pianta stabile nel mio corredo è proprio il Takumar-K 135mm f/2.5, mentre il gemello SMC l'ho dato via vent'anni fa.

Premesso quanto sopra, comincio col dire che questa lente, il Pentax Takumar 135mm f/2.5 SC (dove SC sta appunto per Single Coated) è una delle mie preferite da sempre. Montata sulla X-T10, per forma, dimensione e feeling dell'insieme mi sembra di avere nuovamente in mano la mia Pentax LX sulla quale proprio questo esemplare ha soggiornato a lungo. L'ottica non è certo un pancake, ma sulla Fuji diventa equivalente a circa un 200mm, quindi per tale focale l'insieme rimane molto compatto, leggero e maneggevole, almeno per i miei parametri.

La MAF parte da quasi un metro e venti, già ottima per un 135mm, diventa fantastica per un 200mm, che spesso non scendevano sotto i due metri. La ghiera ha una escursione di 270 gradi, sempre fluida da libidine oggi come trent'anni fa quando la comprai nuova, e in abbinamento con l'eccellente focus peacking di questa fotocamera la MAF è qualcosa di incredibilmente piacevole, facile, veloce e precisissima. La ghiera diaframmi è a scatti di uno stop intero, molto secchi e decisi, come preteso negli anni '80, impossibile spostarla per errore. Il paraluce incorporato e rientrante all'interno è di una comodità indescrivibile ed è realizzato con intelligenza, lasciando spazio sufficiente per permettere di tenere montato un filtro.

Come resa è una tipica lente Pentax al top di quegli anni, ossia con un altissimo microcontrasto (favorito dal coating a singolo strato) unito ad un contrasto generale circa medio con tendenza al morbido, un mix che allora era considerato irrinunciabile da ritrattisti e foto-giornalisti. Rispetto agli standard attuali è una lente decisamente morbida.

Nei prossimi giorni ho in programma una uscita sul campo con questa accoppiata, ma ho voluto anticipare l'apertura del topic per cominciare a postare tre scatti di test che dimostrano come questa lente non solo non soffre minimamente di luci parassite (come sostengono i detrattori dei Takumar a baionetta), ma anzi proprio nelle tanto incriminate prestazioni in controluce notturno vince a mani basse contro tutte le altre ottiche blasonate, compreso il Leica Elmarit 135mm f/2.8 (*), mentre in piena luce sta alla pari e cede parzialmente soltanto quando il pieno sole entra direttamente nel campo inquadrato, sitiuazione che a me non interessa minimamente.

Ecco le tre immagini di test. Vi sfido a trovare un solo segno di flare o anche solo di abbassamento di contrasto nelle prime due immagini in controluce secco (in queste situazioni spiccherebbero immediatamente), mentre nel ritratto (come tale sarebbe da cestinare, ma è solo un test) vi invito ad apprezzare come la lente conservi contrasto e dettaglio nell'intera variazione tonale anche con così scarsa luce (EV+3.7 f/2.5 1/100 5000 ISO).

Una nota per tutti quelli che attualmente fotografano senza pietà e senza obiezioni i propri figli, Renato in testa: osservate bene lo sguardo di mia figlia (la secondogenita) e memorizzatelo, perché arriverà il giorno in cui anche le vostre "cavie familiari", ormai assuefatte a guardarvi direttamente attraverso l'obiettivo, vi osserveranno con questo sguardo che sottende un laconico, rassegnato e neanche più sospirante "Ma, ancora?!..."

__________

(*) ho anche questo che uso sul Foveon con attacco modificato, ma un giorno che ne ho voglia rimetto temporaneamente la baionetta originale e facciamo una comparazione tra le due ottiche.



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Antonello

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Re: Pentax Takumar 135mm f/2.5 SC

11 dicembre 2015, 10:13

Dopo questa sviolinata almeno faccelo vedere! Il Takumar intendo ;-)
Magari montato sulla X-T10
Antonio

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Re: Pentax Takumar 135mm f/2.5 SC

18 dicembre 2015, 16:22

Pensavo di aver già risposto a questo tuo port mettendo le immagini dell'obiettivo montato sulla X-T10, boh... la cosa mi lascia alquanto perplesso e anche un po' preoccupato: che io stia cominciando a perdere colpi?!.... Comunque eccole qui!
L'ultima serve per chiarire a chi nutrisse ancora dubbi al riguardo, che le Takumar il trattamento antiriflesso a singolo strato ma ce l'hanno eccome!

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(continua)
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Re: Pentax Takumar 135mm f/2.5 SC

18 dicembre 2015, 16:27

Ma quant'è bella da vedere!
Un po' meno da portare in giro ;-)

Passati un po' d'impegni posto qualcosa sul sistema Konica AR di cui ho un bel 135mm.
Antonio

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Re: Pentax Takumar 135mm f/2.5 SC

18 dicembre 2015, 17:48

Sicuramente un 135mm (equivalente su APS-C ad un medio tele lungo di 200mm) non è certo l'ideale per una passeggiata pomeridiana per la città e l'uscita sul campo è stata purtroppo molto deludente, non ho portato a casa praticamente nulla che valga l'archivio. Quindi per finire il discorso su questa lente per il momento mi dovrò arrangiare con gli scatti di test, pazienza.

Croci e delizie del basso contrasto

Innanzitutto voglio ribadire che questa lente per gli standard attuali è decisamente morbida, e in conseguenza di ciò non me la sento di raccomandarla a chi non abbia già una buona confidenza con questo grado di contrasto in ottiche di ben più corta focale, normale e medio grandangolo. Il motivo principale è che spesso il miglior pregio porta con sé anche il peggior difetto e questo è uno di quei casi.

Il pregio del basso contrasto è che conserva molto meglio le sfumature e le gradazioni tonali, trasmettendole maggiormente integre alla pellicola/sensore, ma il rovescio della medaglia è che l'immagine così come viene OOC sembrerebbe suggerire l'esatto contrario, apparendo più piatta e spesso velata. Richiede quindi un trattamento (in digitale come in analogico) completamente differente da come siamo abituati, altrimenti si finisce col non venirne a capo. Chi ignora tutto questo si limita a definire sbrigativamente questo genere di ottiche "poco nitide" (scambiandole cioè con lenti a basso MICRO-contrasto) o direttamente "schifezze" tout court; ma anche chi pur conoscendole non ha ancora acquisito sufficiente dimestichezza, spesso perde rapidamente la pazienza e lascia perdere.

Dal mio punto di vista, vale certamente la pena imparare come gestire il basso contrasto delle ottiche, non solo per la cosa in sé ma perché l'approccio necessario che si acquisisce torna utile per il trattamento di qualunque immagine a prescindere dal grado di contrasto della lente in gioco. Si tratta sostanzialmente di imparare a "modificare il contrasto generale dell'immagine senza toccare il relativo controllo", il che sarebbe raccomandabile fare sempre e sistematicamente. Non esistendo un'espressione apposita per indicare questo, ne ho coniata una io: è quello che chiamo "tirar fuori la luce" dall'immagine, perché oltre a regolare il contrasto in modo ottimale, comporta l'effetto di dare risalto ai punti di luce riflessa presenti nell'immagine. Del trattamento necessario ne parleremo in un apposito post, ma l'argomento l'abbiamo già trattato nel topic Lenti "dure", "morbide" e... giuste! , dove è presente anche un esempio specifico di solo contrasto (cioè senza luci che vengono fuori) col Porst 55mm f/1.4 MC. Gli esempi che posterò per questo Takumar saranno un po' meno scolastici e spero più interessanti.

Ma il rovescio della medaglia non finisce qui: purtroppo, tanto più basso è il contrasto tanto più critica è la MAF. Non si scappa, è una conseguenza fisica (anzi può essere considerata proprio una dimostrazione del fatto che l'ottica conservi e trasmetta una maggior quantità di informazione), quindi la criticità non riguarda solo l'occhio umano ma anche il focus peacking, venendo entrambi "ingannati" allo stesso modo, e sappiamo bene che una MAF imprecisa riduce davvero la nitidezza e di molto. Tra l'altro, l'errore indotto è sistematico (tendenzialmente in back-focus) ed è quindi difficile rendersene conto per chi è abituato con lenti ad alto contrasto, il che contribuisce molto alla suddetta facile e sbrigativa etichettatura di "scarsa nitidezza". Ovviamente, i progettisti erano ben consapevoli di tutto questo e dotavano queste lenti di una ghiera di fuoco di lunghissima escursione, come ha fatto la Pentax con questo 135mm, ben 270° di rotazione.

Ecco perché non raccomando, anzi addirittura sconsiglio, di avere un primo approccio con ottiche di basso contrasto che siano di lunga focale, perché tanto maggiore è questa tanto minore è la PdC e quindi tanto peggiora tale criticità. Meglio quindi iniziare a "scontrarsi" col basso contrasto di una focale normale, meglio ancora con un medio grandangolo (28/35mm equivalente), e solo quando si è raggiunta piena confidenza salire di lunghezza.

Dal prossimo post cominciamo col vedere questi aspetti in pratica nelle immagini.

(continua)
Antonello

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Re: Pentax Takumar 135mm f/2.5 SC

19 dicembre 2015, 21:40

Sia ben chiaro, non sono un fanatico delle "lenti morbide" come questa, le uso con parsimonia e a ragion veduta, ma non mi fanno impazzire neanche quelle dure e preferisco decisamente le lenti di contrasto normale, o medio che dir si voglia. Il punto è che nella produzione attuale di lenti dure c'è l'imbarazzo della scelta, di normali ce ne sono pochissime e di così morbide non ve v'è neanche traccia, quindi è gioco forza ricorrere a ottiche più "anziane", in genere MF.

Mai aggiungere nitidezza in camera
Usando lenti morbide ci sarà quasi sempre da aggiungere nitidezza all'immagine finale. Questo rende assolutamente necessario impostare la nitidezza in camera al minimo assoluto, in modo da evitare una doppia aggiunta che porterebbe con sé una moltiplicazione degli artefatti.

La rimozione della "velatura"
Ricapitolando, il basso contrasto presenta il vantaggio di preservare al meglio la gradazione tonale di luminanza, ma ciò porta con sé come conseguenza fisica la comparsa di una sorta di "velatura", più o meno evidente a seconda della natura della scena, che normalmente vogliamo eliminare (salvo i casi in cui si sposi ad arte con l'atmosfera ripresa). Questo "velo" è prodotto da una riduzione della luminosità dei toni intermedi, quindi è sempre molto più visibile nelle immagini monocromatiche, mentre in quelle a colori si nota molto meno e talvolta può addirittura passare inosservato. Cominciamo quindi con un esempio di immagine in bianco e nero.

Ci sono tanti modi per rimuovere il velo, ma fondamentalmente sono solo due le strade percorribili: incrementare il contrasto fino alla scomparsa della velatura, oppure ripristinare l'intensità dei toni medi senza mai toccare il contrasto né la luminosità generale né l'esposizione (e neanche il fill-light ovviamente). Il primo sistema secondo me non ha alcun senso, perché si perdono le maggiori informazioni consentite da questo genere di ottica e si raggiunge lo stesso risultato che si sarebbe ottenuto da una lente più dura, quindi tanto varrebbe usarne direttamente una di maggior contrasto senza tante complicazioni. Il secondo sistema viceversa preserva la maggior informazione tonale presente nell'immagine e quindi è l'unico che abbia senso e giustifichi l'impiego di lenti morbide. Il metodo in sé è semplice, l'unico problema è dato dal fatto che è necessario che l'immagine sia esposta in modo ottimale, cioè intesa nel senso che non richieda aggiustamenti dell'esposizione né dei punti di bianco o di nero, perché tutti questi interventi portano inevitabilmente con sé un incremento del contrasto. Personalmente tratto in questo modo tutte le immagini, che ci sia da rimuovere un velo o meno, che siano a colori o in bianco e nero, ossia finché è possibile evito come la peste di incrementare il contrasto o l'esposizione e di restringere i punti del bianco e del nero.

La prima è l'immagine OOC, senza alcun intervento. La seconda è ottenuta col primo sistema, cioè incrementando il contrasto. La terza è il risultato del secondo sistema, ossia incrementare la luminosità dei soli toni medi. Il confronto fianco a fianco non rende assolutamente l'idea. Per capire bene le differenze è indispensabile aprire contemporaneamente tutte le immagini alla stessa piena dimensione e saltare dall'una all'altra.

In questo primo esempio ho volutamente evitato la necessaria aggiunta di nitidezza all'immagine finale, in modo da mantenere quanto più possibile evidenti i trattamenti del contrasto.

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Vediamo adesso alcuni esempi a colori, col quale come abbiamo detto questo problema della velatura si nota molto meno. Al contrario, la perdita di informazione si nota ovviamente di più col colore, in quanto alla perdita di luminanza si aggiunge quella cromatica. Cominciamo con una situazione molto critica per il recupero del contrasto, quasi al limite a causa dell'abbondanza di dettagli ben netti e contrastati, che mettono alla frusta qualsiasi lente morbida.

La prima immagine è liscia, la seconda con intervento su esposizione e contrasto e la terza lavorata solo sulle luci. Si nota ad occhio che la seconda perde una valanga di informazione. E' lo stesso anche nell'esempio precedente ma col bianco e nero rimane meno evidente.

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Ancora un esempio, stessa scena, stesso ordine di presentazione, ma questa volta ho aggiunto una quarta immagine dove il trattamento a base di contrasto è stato preceduto da un aggiustamento dei punti del bianco e del nero. Il risultato finale migliora, ma non è comunque all'altezza del trattamento della terza a base di sola gestione dei livelli di luminosità.

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Tirando le somme, le immagini nelle quali il contrasto non è stato minimamente toccato sono proprio quelle che conservano il miglior contrasto generale, ma la cosa non deve meravigliare. Infatti, come regola generale, nulla vieta ovviamente di aumentare il contrasto secondo i propri gusti, accettando di perdere informazione, ma se questo è già alto riducendolo non si recupera l'informazione persa. Quindi, a parità di micro-contrasto, più è morbida una lente (cioè più è basso il suo contrasto generale) e maggiori sono le informazioni tonali che essa trasmette (almeno fino ad un certo limite) rispetto ad una lente più dura. L'uso che si può fare di tali maggiori informazioni sta ovviamente al fotografo, che può anche decidere di perderne una parte barattandola con un maggior contrasto, ma senza di esse tale possibilità di scelta non ci sarebbe.

Chiudiamo con un ultimo esempio, ancora a colori ma questa volta una scena meno carogna della precedente. Però, siccome nei test io cerco di sfogare tutta la cattiveria e la pignoleria (che invece proprio non ho negli scatti sul campo) userò un crop al 100%. L'originale è decisamente carente di contrasto generale, ma col trattamento della sola luminosità lo si recupera pienamente, anche sul piano cromatico, e rimane assolutamente naturale.

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Non l'ho detto intenzionalmente prima: in tutte queste immagini l'esposizione è stata rigorosamente ottimale, ossia misurata per luce incidente. La carenza di contrasto dà facilmente l'impressione di immagini sottoesposte quando la luce sulla scena è tendenzialmente piatta, ed è facile pertanto interpretare erroneamente la cosa, finendo coll'andare in sovraesposizione senza rendersene conto, cosa che di norma è irrimediabile.

Nel prossimo post vedremo per concludere le difficoltà di MAF presentate dalle lenti morbide.

[Continua...]
Antonello

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Re: Pentax Takumar 135mm f/2.5 SC

2 febbraio 2016, 14:16

Interessantissimo, grazie Antonello per condividere queste cose con noi.
Rimango in attesa dell'ultima parte e della spiegazione del processo di lavoro sulle luci....
Samuele

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